Lourdes vissuta e raccontata dagli studenti
I ragazzi del liceo Tosi di Busto Arsizio pellegrini e volontari Il prof: esperienze vere
DI FRANCESCA LOZITO
S ono giovani. Hanno 17 anni, sono studenti di una scuola superiore di Busto Arsizio, il liceo scientifico Tosi. Questa settimana in 70 hanno vissuto un’esperienza davvero speciale: sono stati a Lourdes a fare i volontari, dame e barellieri con 950 pellegrini dell’Oftal. Hanno sudato e faticato tra l’Accueil, il luogo all’interno del santuario, nel quale gli ammalati vivono il pellegrinaggio, e la grotta e le piscine. Mai stanchi, mai provati, si sono spesi generosamente per gli altri, senza farsi troppe domande. Lo hanno fatto semplicemente e umilmente, con gratuità. Una bella risposta a chi guarda agli adolescenti di oggi sempre con una punta di superiorità e li giudica incapaci di occuparsi di altro se non di sé stessi. I ragazzi di Busto sono simili a tanti altri: hanno i vezzi e le passioni della loro età: ma qualcuno li sprona a far venire fuori le loro potenzialità. «Bisogna solo aprire il rubinetto » spiega sorridendo con una simpatica metafora il professore di educazione fisica che li accompagna a Lourdes, Giorgio Moscheni: «I ragazzi hanno da dare tantissimo, basta solo far loro una proposta». Durante i giorni di Lourdes Moscheni non li ha mai lasciati soli: li spronava continuamente come un vero e proprio allenatore, voleva sapere com’era andata la mattinata dopo il servizio nei refettori piuttosto che nell’accompagnare i malati. Li stimolava continuamente, non solo a lavorare, ma anche a cogliere delle opportunità di riflessione e spiritualità. Senza essere pedante ma mostrando per primo entusiasmo. Luca Ciambelli è uno dei giovani che sono stati a Lourdes questa settimana: «Il pellegrinaggio - dice - per me è come un percorso interattivo, fatto di varie tappe». Completa la sua amica Anna Testolin: «Voglio fare qualcosa per gli altri. Non pretendo di tornare da qui cambiata, ma arricchita di certo». Già, si parte così e poi magari si ritorna non una ma più volte. Pierpaolo Cacci ha 19 anni ed anche lui è stato uno dei ragazzi di Busto: «Pensare di poter dare una mano è una spinta a venire a Lourdes». Ma questo luogo di devozione cambia anche la vita nella quotidianità, quando si torna a casa: «Prima di incontrare i malati non sapevo bene del bisogno di sangue per certe malattie - dice ancora Pierpaolo -. Se non ne fossi venuto a conoscenza qui non sarei diventato donatore Avis». Ma è difficile poi comunicare agli altri coetanei: «Sai che bello, sono stato a Lourdes?». A rispondere è Daniele Moscheni, sempre un ‘ex’ del liceo di Busto, ritornato ancora a Lourdes per il secondo anno: «Io non ho paura di comunicarlo, anzi, mi fa piacere: molte persone mi chiedono che cosa ci vado a fare, io rispondo che bisognerebbe provare. Perché le persone che ci vengono con meno motivazioni sono proprio quelle che tornano più cariche »
Da Avvenire del 28/06/2009
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