IncrociNews - L’Oftal di Milano ha festeggiato mezzo secolo di pellegrinaggi
Si è svolta a Rozzano una giornata di festa e fraternità per ricordare l’anniversario di costituzione della sezione milanese.
Il ricordo del “primo viaggio” nel 1958.27.05.2009
di Luisa BOVE
Festa grande domenica scorsa a Rozzano presso “Cascina grande” per ricordare il 50° di costituzione della sezione Oftal di Milano. Una giornata di fraternità, ricordi e riflessione che si è conclusa con la messa nel pomeriggio presieduta da mons. Enrico Masseroni, arcivescovo di Vercelli e presidente del Collegio dei Vescovi dell’Oftal. L’Opera federativa trasporto ammalati a Lourdes ha radici lontane, come ricorda Franco Confalonieri, già primario di Medicina al Fatebenefratelli e capo medico emerito dell’Oftal milanese e nazionale. Fu mons. Alessandro Rastelli della diocesi di Vercelli a dar vita all’organizzazione piemontese (Optal), quando andò a Lourdes per la prima volta da giovane prete per ringraziare la Madonna. Investito da un treno infatti si era miracolosamente salvato ed era tornato alla sua vita normale. L’anno dopo andò ancora alla Grotta di Massabielle a pregare insieme a un ammalato, per tornarvi anche l’anno successivo, ma con 350 persone e 50 malati poveri. Era il 1913. Con la grande guerra si interruppero i pellegrinaggi e ripresero solo dopo il conflitto mondiale. «Nei primi anni ‘30 alcuni milanesi iniziavano ad andare a Lourdes - racconta Confalonieri -, e fu durante un pellegrinaggio che conobbero mons. Rastelli». Ben presto nel capoluogo lombardo si costituì un gruppo che ogni anno si aggregava ai pellegrini dell’Optal che partivano da Vercelli. Ancora una volta il conflitto bellico interruppe i viaggi in terra francese, «ma la “baracca” si salvò perché mandarono gli ammalati al Santuario di Oropa». La macchina organizzativa quindi non si fermò neppure allora e dopo la guerra tutto ripartì come prima.
Intanto nel 1938 era nato a Milano il primo gruppo autonomo dell’Oftal grazie al «passaparola» di una coppia formidabile, «Giannino Ferrario e Antonio Sessa, persone di spicco della Milano “bene”», legati ai domenicani e ai gesuiti. Ma il vero riconoscimento della sezione milanese dell’Oftal venne dall’Arcivescovo Montini, quando conobbe l’associazione in occasione del pellegrinaggio a Lourdes (1958) organizzato al termine della Missione di Milano. Il futuro cardinale rimase molto colpito e «chiese a Ferrario che la diocesi entrasse ufficialmente nell’Oftal». E così fu, ancora oggi la nomina del presidente spetta infatti all’Arcivescovo. Il 30 agosto 1959, con una lettera autografa, mons. Montini sanciva la nascita della sezione diocesana milanese dell’Oftal. L’Arcivescovo raccomandava «di non fare turismo religioso, ma di mantenere l’assistenza al malato e lo spirito religioso», spiega Confalonieri. «Lo spirito di allora si è mantenuto benissimo - assicura il medico -, i viaggi a Lourdes organizzati dall’Oftal sono sempre stati pellegrinaggi di preghiera e non di turismo con tappa a Toulouse…».
Confalonieri partecipò quasi per caso al famoso pellegrinaggio del 1958 («anno del “concepimento” della sezione di Milano»), poi è tornato nel 1985 e non ha più smesso. Da quella prima esperienza molte cose sono cambiate, a cominciare dal viaggio, «che allora durava più di 24 ore, con gli scompartimenti in legno per 8 persone, mentre oggi il treno è tutto di cuccette, si parte nel pomeriggio e si arriva la mattina dopo». Anche le condizioni dei malati sono mutate: «Molti erano barellati oppure in carrozzella». Bastava un’artrite per essere costretti a usare le grucce, oggi invece la medicina e la chirurgia hanno fatto passi da gigante e con le protesi tanti tornano a camminare da soli. Oggi anche i malati con insufficienza renale riescono ad andare in pellegrinaggio senza problemi «perché possono fare la loro dialisi a Lourdes dove c’è un centro», dice Confalonieri. «L’assistenza è molto migliorata e gli “accueils”, cioè gli ospedali dove vengono ospitati i malati, sono molto confortevoli: non esistono più i grandi cameroni con i servizi in fondo, adesso ci sono stanzette di 4 o 6 letti con bagno e doccia in camera».
