Dai banchi dei licei (statali) a Lourdes

Dai banchi dei licei (statali) a Lourdes: il viaggio dei ragazzi che «scoprono» gli altri

DI FRANCESCA LOZITO
Una settimana di impegno e volontariato in uno dei Santuari più famosi al mondo: Lourdes. Si è conclusa per un gruppo di 70 ragazzi di Busto Arsizio (Varese) e si è appena aperta per una trentina di ragazzi di Genova. Due esperienze promosse dall’Oftal, l’Opera federativa trasporto ammalati, che opera sia a Milano che nella città della Lanterna organizzando pellegrinaggi in cui anche ragazzi, che provengono dalla scuola superiore e non hanno più di 18 anni, svolgono servizio come «dame» e «barellieri». In altre parole fanno volontariato con gli ammalati, accompagnandoli nei diversi momenti dei pellegrinaggi. Ma non si esaurisce tutto nel servizio materiale: stare a Lourdes con i sofferenti, vuol dire arrivare a cambiare anche il proprio sguardo sul mondo. «Io non conoscevo i bisogni e le necessità di certe malattie - dice Pier Paolo Cacci, 19 anni, anche lui partito per la prima volta quando faceva il liceo - e proprio perché sono stato qui sono diventato poi un donatore Avis». E questo è solo un esempio di che cosa generi il grande movimento di dedizione che sanno mettere in campo i giovani. Generosi, motivati in modo autentico e gratuito. Sempre con il sorriso sul volto e con la voglia di essere anche qui niente di più che dei liceali come tanti altri: «Anche se potrebbe sembrare strano i ragazzi più coraggiosi sono anche quelli più scapestrati - dice Maurizio Moscheni, professore di educazione fisica a Busto Arsizio, che da molti anni porta i suoi allievi al Santuario sui Pirenei - perché osano sfidare una proposta che va contro tutto quello che dice la società oggi». Proposta che è importante fare secondo don Stefano Olivastri, che in questi giorni è a Lourdes con un gruppo del liceo classico statale D’Oria di Genova, dove insegna religione.
Come li ha convinti a partire? «Ho detto loro - spiega - che i temi della sofferenza e della dignità della vita si capiscono ancora di più se si vivono direttamente e a Lourdes questo può accadere». La risposta dei ragazzi genovesi è stata per il loro «don» inaspettata: «Mi ha colpito tanto la semplicità con cui hanno detto sì. Ai giovani piace molto l’idea del servizio con gli ammalati che è vera e propria condivisione». E dopo l’impegno c’è anche la restituzione di quanto fatto in forma spirituale: «La sera - prosegue don Stefano - facciamo sempre un incontro di scambio e verifica. Questa può essere un’esperienza spirituale forte anche per chi non è vicinissimo alla Chiesa». Basta poco sembrerebbe, dunque, per innescare questo «mare» di bene: «Io dico sempre che bisogna solo ‘aprire il rubinetto’ - riprende Moscheni - e ci stupiamo di quello che esce fuori». Gli fa eco don Olivastri: «Se i giovani incontrano cose ‘alte’ viene stimolata la parte migliore di loro, sono portati naturalmente a questo».
Davide Macchi è del gruppo di Busto, ha 18 anni ed è per il secondo anno a Lourdes: «In qualsiasi ambito uno vive questa esperienza - dice - ha poi un approccio diverso di aiuto agli altri, ma anche verso se stesso di impegno e di costanza, dato che qui c’è sempre qualcosa da fare. E dato che è un’esperienza che piace si cerca di coinvolgere altre persone».

Da Avvenire del 30/06/2009

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